| www.otoneurochirurgia.info |
| HOMEPAGE | CONTATTO | LINKS | PRIVACY E POLICY |
![]()
|
![]() Considerazioni generali
Tracciare la
storia del
trattamento di questo tumore benigno dell’angolo ponto-
cerebellare è questione
complessa ed assai lunga. Negli
anni ’60, a Los Angeles, il
gruppo Otologico di William House ,con la collaborazione
del Neurochirurgo W.
Hitselberger, applicò per la prima volta il microscopio
operatorio alla
chirurgia del neurinoma, mettendo a punto e schematizzando
le vie di accesso
otologiche (via della fossa cranica media e via
translabirintica) per la
rimozione di questi tumori. Si ottenne così
l’ottimizzazone dei risultati
relativamente alla rimozione totale del tumore ed alla
preservazione anatomica
e funzionale del nervo facciale .Così, nel corso di alcuni
anni, il gruppo di
Los Angeles divenne leader nel trattamento di questi
tumori, benigni per
natura, ‘maligni’ per sede e localizzazione e
sintomatologia tardiva, di tipo
neurologico. Il neurinoma
nasce, nella gran
maggioranza dei casi, a livello del nervo vestibolare (
superiore o inferiore),
in corrispondenza del passaggio tra il rivestimento
mielinico centrale e quello
periferico, nella così detta transition zone, dove tutto,
dall’anatomia delle
fibre, consistenza della mielina e fine vascolarizzazione
intraneurale, è più
fragile (fig.1). Il
neurinoma
(schwannoma)vestibolare, è chiamato neurinoma
dell’acustico per la
sintomatologia clinica, che, in una prima fase otologica,
è a carico del nervo
uditivo (nervo cocleare
propriamente detto) per un evidente effetto compressivo e,
talora, persino
destruente delle fibre uditive da parte delle cellule
tumorali in fase di
attiva crescita. Essenzialmente per questa sintomatologia
il neurinoma diventa
diagnosticabile. I sintomi iniziali
Essi sono
costituiti da ipoacusia
‘telefonica’ , cioè alterata comprensione del significato
di parole e frasi, da
acufeni (ronzii e fischi all’orecchio), diminuzione
progressiva dell’udito dal
lato della neoformazione. Appena il
paziente, affetto da
questi sintomi, si rivolge allo specialista, questi
dovrebbe eseguire un
audiogramma tonale, un esame dei potenziali evocati
acustici ed una RMN con
gadolinio per lo studio di
dettaglio del condotto uditivo interno, del suo ‘fondo’ e
dell’angolo
ponto-cerebellare che contiene il ponte di Varolio ed il
tronco encefalico. La diagnosi,
da sospetta, diviene
certa solo con la risonanza magnetica.
Ed allora, di
fronte ad un
neurinoma di pochi millimetri, cresciuto nel condotto
uditivo interno o,
d’altro canto, ad un espanso di parecchi centimetri che
occupa tutto l’angolo
ponto-cerebellare ( fase otoneurologica), magari con
effetto di compressione/distorsione
del ponte, escavazione del peduncolo cerebellare e del
cervelletto (fase
francamente neurologica) cosa fare? Attendere e controllare la
crescita del tumore con la
risonanza? Chirurgia immediata con tentativo
di ‘rimuovere’ in toto il tumore?
Chirurgia più limitata, in caso di neurinoma di dimensioni
oltre i 3-4
centimetri, con possibilità di lasciare un residuo e poi
di praticare un
‘follow-up’ nel tempo? Problemi
complessi, che tutti i
pazienti si chiedono ed ai quali vorrebbero avere una
risposta immediata e
risolutiva. Questa non è sempre possibile, anche se il
tipo di orientamento da
attuare si basa essenzialmente sulla durata dei sintomi,
sulla loro intensità e
soprattutto dalla compromissione, da parte della crescita
tumorale, delle
strutture nervose dell’angolo ponto-cerebellare (
compromissione che
caratterizza, come prima riferito, la fase neurologica del
neurinoma). Il
trattamento del
neurinoma dell’acustico una volta
diagnosticato. Il problema dei nostri giorni, oltre alla possibilità di asportare con completezza la neoformazione e preservare la funzione del nervo facciale, è centrato sulla possibilità di conservare l’udito e quindi l’anatomia e la funzione del nervo cocleare.I grandi progressi attuatisi dal ‘60 ad oggi hanno portato alla drastica caduta della mortalità e morbilità chirurgica ed alla possibilità di preservare la funzione del nervo facciale nella maggior parte dei tumori anche di grandi dimensioni, quelli che contattano il tronco encefalico e ne deformano la normale configurazione e i contorni.In tempi assai recenti l’attenzione della microneurochirurgia si è rivolta anche alla preservazione della funzione uditiva a livelli preoperatori, o comunque a livelli di soglia tonale che consentano una ‘riserva’ uditiva in momenti di emergenza.Per ottenere un risultato funzionale sull’ uditivo è necessario utilizzare vie di accesso al tumore che preservino il labirinto (coclea e canali semicircolari) ed anche il nervo uditivo nella sua struttura neurale e mielinica, nonché nella sua vascolarizzazione.La via chirurgica utilizzata soprattutto dagli otologi per raggiungere il neurinoma è quella translabirintica, che prevede l’eliminazione di qualsiasi udito dal lato operato proprio perché viene asportato (‘fresato’) il labirinto, l’orecchio interno quindi, scrivendo sin dall’inizio la parola fine a qualsiasi tentativo funzionale sull’udito. Per tale motivo la via translabirintica, nella sua versione semplice od allargata (per i tumori di medie e grandi dimensioni), dovrebbe essere riservata ai casi in cui già preoperatoriamente non vi è più udito o lo stesso trovasi a livelli tali da far considerare la sua conservazione semplicemente un ‘non senso’.La via translabirintica, stante gli avanzamenti della neuroanestesia e delle tecniche di rilassamento del cervelletto, dovrebbe quindi non più occupare quello spazio e diffusione ad essa attribuiti negli anni passati. La via translabirintica, se si vuole praticare una via funzionale nei confronti della conservazione della funzione uditiva, è quindi obsoleta.La funzione uditiva può essere conservata utilizzando le vie che non intaccano il labirinto, cioè l’orecchio interno o utilizzando un’apertura al davanti del seno laterale (via retrolabirintica presigmoidea) oppure con apertura dell’angolo pontocerebellare al di dietro del seno ( via retrolabirintica retrosigmoidea). Vi può essere una combinazione delle due vie (via combinata).Vi sono ancora sostenitori del principio che, per tentare la conservazione dell’udito, la soglia tonale deve presentarsi ancora assai ben conservata, così come la discriminazione delle parole e del linguaggio. La regola del Gruppo otoneurochirurgico di Los Angeles prevedeva una curva tonale non inferiore ( come media delle varie frequenze) a 50db ed una discriminazione vocale migliore del 50%. Un udito che non rientri in questi limiti viene considerato ‘socialmente’ non utile e quindi non degno di essere preservato. Altri parametri prefissati di funzione uditiva preoperatoria si sono succeduti nel tempo,sino ai nostri giorni, sempre dimostrando l’artificiosità di schemi predefiniti, di fronte alla enorme variabilità dei risultati ottenibili caso per caso.L’Autore invece esprime la personale convinzione, in accordo con quella dei moderni microneurochirurghi del neurinoma, che il livello di udito preoperatorio debba essere tenuto sempre nel debito conto e che, in presenza di altre condizioni che elencheremo di seguito, sempre si debba cercare di conservare una soglia uditiva, perché in realtà sempre utile, soprattutto per il paziente.Quando la diversità della soglia tonale tra i due lati è superiore ai 35/40dB è sempre l’orecchio migliore che si assume il compito di udire, essendo l’altro orecchio ‘messo a riposo’ dal cervello. Tuttavia, anche un udito non ‘utilizzato’ nella vita comune può dimostrare la sua validità in condizioni di stimolazione sonora assai intensa, che raggiunga il livello della soglia uditiva presente dal lato operato, attivando anche questo udito postoperatorio. In questo caso anche l’orecchio non normale ‘sente’, con una funzione uditiva di “emergenza” si potrebbe dire e la corteccia uditiva viene attivata. Inoltre, anche in presenza, come residuo della chirurgia, soltanto di una soglia tonale e non più di una discriminazione (comprensione) del linguaggio parlato, anche questo udito, che non interferisce con quello normale né disturba l’altro orecchio, manifesterebbe il proprio apporto di sensazione sonora in occasione di intensa stimolazione, magari contribuendo alla percezione di un segnale sonoro improvviso e pericoloso e a ristabilire una certa discriminazione della direzionalità (provenienza) di questi segnali, evitando situazioni di pericolo inaspettato ed offrendo al paziente operato le migliori possibilità di allarme uditivo e di difesa. La conservazione uditiva è pertanto sempre auspicabile, anche a livello di udito tonale, per le funzione di allarme e di ‘ warning signal’ che esso può fornire.Qualora invece l’udito sia preservato al punto da consentire la comprensione delle parole,vuoi in una bassa percentuale, vuoi al 50% o più, il risultato non potrà che essere considerato sempre più utile, anche nella vita di relazione. Le vie chirurgiche ‘funzionali’, cioè volte alla preservazione uditiva, saranno quindi quelle retrolabirintiche,o presigmoidee o retrosigmoidee . In questa direzione ci si deve muovere, sempre e costantemente, se la possibilità di conservazione, non solo anatomica, ma anche funzionale del nervo cocleare (nervo uditivo propiamente detto) di fatto fa parte delle possibilità dell’attuale microchirurgia. Il fattore limitante nella scelta di una via funzionale o meno è dato quindi non più dal livello e dalla qualità dell’udito preoperatorio, ma dalla dimensione raggiunta dal neurinoma e dal fatto che raggiunga o meno, occupandolo, il fondo del condotto uditivo interno. La dimensione oggi considerata accettabile per un tentativo funzionale è che il neurinoma non sia fortemente incuneato nella zona di emergenza del nervo uditivo e che, possibilmente, non raggiunga il fondo del condotto uditivo interno. In presenza di espansi che comprimono ed esercitano una distorsione sul tronco encefalico, risulterà assai difficile conservare un qualsiasi tipo di udito, per gli effetti di distorsione, compressione e compromissione della vascolarizzazione esercitata dalla parte più mediale del neurinoma (cioè quella che si introduce all’interno del tronco encefalico e della zona di emergenza dei nervo vestibolo coclearie, detta ‘root entry zone’ o REZ)) determinandone una distorsione/compressione/ devascolarizzazione ed ischemia. Il fatto che il tumore raggiunga in pieno il fondo del condotto uditivo interno, imponendo di ‘fresare’, cioè asportare la porzione ossea posteriore del condotto, aumenta i rischi di aprire il canale semicircolare posteriore, o il vestibolo, con la fresa stessa, provocando una labirintectomia iatrogena e conseguente perdita irreversibile dell’udito,come se si fosse praticata una via translabirintica. Alcuni chirurghi ,indipendentemente dalla soglia preoperatoria e della utilità sociale (termine peraltro artificioso e non rispondente ad un substrato di oggettività) dell’udito preoperatorio eseguono sempre la via translabirintica, altri quella retrolabirintica retrosigmoidea, riservando l’accesso presigmoideo agli espansi più piccoli(1-1,5 cm nell’angolo). A questo proposito non appare quindi logico, stante le tecnologie attuali, praticare sempre la via translabirintica, anche se con questa viene enfatizzata una migliore possibilità di preservare la funzione del nervo facciale. La deliberata ed aprioristica abolizione dell’udito preoperatorio significa sacrificare per sempre la funzione di un nervo cranico altamente complesso come quello cocleare, senza più rimedio e nemmeno senza una valida giustificazione sul piano etico. Inoltrem, nelle vie di accesso retrolabirintiche, ugualmente se non di più rispetto alla via translabirintica, è dato ottenere la conservazione anatomo-funzionale del nervo facciale, evitando la paresi o paralisi post-operatoria. In pratica: la via di accesso translabirintica, descritta ed applicata su vasta scala dopo i raffinamenti tecnici e l’introduzione del microscopio operatorio da parte di W.House e W.Hitselberger di Los Angeles (inizi anni ’60) trova oggi la sua razionale applicazione nei seguenti casi: nella exeresi di neurinomi di qualsiasi dimensione che abbiano già provocato la perdita completa o pressoché completa della funzione uditiva (solo alcune frequenze ancora presenti a livelli tonali di 80-90 decibels) e che, contemporaneamente, raggiungono il fondo del condotto uditivo interno. Quest’ultimo problema rende arduo e difficoltoso, proprio per ragioni anatomiche, il successo funzionale sull’udito; nei casi di tumori che si presentino fortemente incuneati nel peduncolo cerebellare e nel ponte, con sicura compromissione dell’anatomia e della vascolarizzazione del nervo vestibolo-cocleare. La via translabirintica è inoltre sempre da evitare quando ,contemporaneamente ad un neurinoma da un lato, coesista una sordità media, grave o profonda controlaterale. In tutti i restanti casi sono indicate le vie funzionali retrolabirintiche,sia presigmoidee che retrosigmoidee, nelle mani di microneurochirurghi con provata conoscenza della fossa posteriore ed esperienza operatoria sulle patologie neurologiche dell’angolo ponto-cerebellare. Alcuni chirurghi, di fatto, preferiscono applicare sempre la via retrolabirintica, ,in genere retrosigmoidea, per ottenere quantomeno la preservazione anatomica del nervo coclearie, presevando il più possibile la vascolarizzazione e quindi la possibilità di conservare una qualsiasi forma di funzione uditiva postoperatoria. Ogni caso deve quindi essere vagliato, preoperatoriamente, dal punto di vista audiologico e neuroradiologico, per la scelta più adeguata della via di accesso, senza tuttavia dimenticare che la preservazione della funzione uditiva è oggi considerata dai microchirurghi funzionali quella da perseguire con maggior impegno, al di là di assai poco significative definizioni prechirurgiche sulla qualità dell’udito ed alla sua più o meno evidente ‘utilità’ sociale. Note
di tecnica
operatoria Via
translabirintica
(semplice od allargata) La via consente di accedere al condotto uditivo interno ed alla parte del neurinoma espanso nell’angolo ponto-cerebellare attraverso la fresatura dell’osso temporale e dell’orecchio interno. La perdita uditiva, se è presente un udito preoperatorio, e’ quindi insita nella via di accesso, ancora prima di raggiungere il tumore. Vi sono reperi ossei per assicurare la individuazione del nervo facciale e del suo decorso, sino all’emergenza dal tronco encefalico. Aperto il condotto uditivo interno, con esposizione del tumore endocanalare, si effettua lo svuotamento intracapsualre della porzione di neurinoma espansa nell’angolo, isolando poi la capsula del tumore dai nervi e dai vasi, nonché dall’aracnoide, circostanti. Le limitazioni di questa via sono dovute alla ristrettezza del campo operatorio, specie nei casi in cui l’anatomia non consenta, anche negli accessi allargati, di ottenere piena visuale su tutti i nervi e strutture vascolari. In condizioni favorevoli essa consente anche l’asportazione di neoplasie voluminose, sempre impegno delle strutture cerebellari, che possono mantenere, in parte, una posizione intradurale. La breccia ossea viene tamponata, alla fine dell’exeresi del neurinoma, con grasso addominale. Via
retrolabirintica
presigmoidea Fig.2 Meglio definita come retrolabirintica transmeatale semplice od allargata, la via di accesso consente di fresare il condotto uditivo interno sino in prossimità del suo fondo, mantenendo le strutture labirintiche indenni. Il tumore non deve superare mediamente 1-1,5 cm di crescita nell’angolo ponto- cerebellare, se si vuole la certezza di ottenere,dopo lo svuotamento intracapsulare, la mobilizzazione della capsula dai nervi, in particolare il nervo facciale e uditivo. Via retrolabirintica retrosigmoidea transmeatale ovvero la ‘vera’ via di accesso neurochirurgia (EXTREME-LATERAL-IUXTA SIGMOID APPROACH / E.L.I.S.A. di A.Gandolfi) Fig.3-7 Via neurochirurgia per eccellenza, questa via espone una limitata porzione della corteccia cerebellare, adeguatamente protetta ad evitarne il traumatismo. La visione sull’angolo ponto- cerebellare, è completa, dalla sua estremità trigeminale, sino ai nervi glossofaringeo e vago. I vasi si dominano in tutto il loro decorso. Lo spazio operatorio non presenta sottosquadri (fig.8). E’ possibile utilizzare la deliquorazione dell’angolo per ottenere piena visuale sul tumore, senza più impiegare le spatole. Se necessario, come nei tumori di dimensioni superiori ai 3-3,5 cm, le spatole autostatiche devono ‘sorreggere’ il cervelletto verso l’alto, per non esercitare trazioni sull’asse del nervo vestibolo-cocleare, causandone ‘fratture’ o emorragie endococleari ( sempre per effetto di trazione). Questa via, portata al limite con il seno sigmoide ed il seno traverso (via retrosigmoidea laterale estrema, detta anche via E.L.I.S.A. (cioè ‘extreme lateral - iuxta - sigmoid approach sec. A.Gandolfi) consente di identificare,dopo fresatura della parete posteriore del condotto uditivo interno, il tumore in esso accresciuto ed anche le singole strutture neurali, tra cui il nervo facciale ed uditivo, per progressiva e cauta dissezione smussa.E’ importante, per evitare l’apertura del canale semicircolare posteriore, non portare la fresatura ossea della parete posteriore del condotto, oltre la piccola apertura del canale del nervo singolare. La porzione di tumore espansa nell’ angolo ponto-cerebellare, può essere di qualsiasi dimensione, richiedendo, a seconda del caso, solo una craniectomia mastoido-occipitale più o meno ampia. Lo svuotamento intracapsulare viene praticato con facilità ed il nervo uditivo viene di solito trovato alla sua emergenza al tronco (R.E.Z.) e seguito verso la periferia nella porzione INFERIORE del tumore. Lo scollamento atraumatico del nervo cocleare consente l’immediato reperimento del nervo facciale, che verrà da questo momento anch’esso seguito e protetto verso la periferia e la porzione intracanalare. In questa via, la visualizzazione diretta del fondo del condotto uditivo interno talora richiede l’uso di microspecchietti o di sottili fibre ottiche. Il condotto viene tuttavia aperto sino a raggiungere la sua prossimità (1-2mm). Il neurinoma è sgusciato dal fondo stesso con appositi strumenti smussi e con l’aiuto dei predetti specchietti microchirurgici o dell’endoscopio, oppure variando l’incidenza dell’asse del microscopio operatorio per ottenere la massima visualizzazione della porzione più distante del tumore, quella innicchiata negli ultimi millimetri di canale osseo, si ottiene la certezza visiva che è stata di fatto raggiunta la ‘radicalità chirurgica’. Questa via si propone come quella funzionale per eccellenza, consentendo non solo la rimozione di tumori di qualsiasi dimensione, ma la possibilità di tentare sempre la preservazione dell’udito, vuoi a livello tonale liminare, vuoi a livello di mantenere una certa discriminazione vocale, vuoi soltanto di conservare l’integrità anatomica del nervo uditivo per future applicazioni di stimolatori neurali. Questo approccio, assai sperimentato e rapido nella sua esecuzione pratica, è preferito per esperienza e tradizione dai neurochirurghi, mentre la via retrolabirintica transmeatale presigmoidea e quella translabirintica sono più proprie dell’esperienza degli otologi. CONSIDERAZIONI
SCIENTIFICHE SULL'OPPORTUNITA'
DI PRESERVARE QUALSIASI
FUNZIONE UDITIVA
Preservazione
dell'udito significa mantenimento della integrita'
anatomica e funzionale del
nervo acustico. CONSIDERAZIONI
CONCLUSIVE
I
criteri per selezionare i candidati ad un tipo
d'intervento piuttosto
che un altro non tengono pertanto conto di
limitazioni pre-esistenti,
artificiose, in quanto variabili da autore ad autore e
sopratutto da paziente a
paziente o qualsiasi altro elemento che limiti la
candidatura alla
conservazione di qualsiasi tipo di udito
preoperatorio. Neurinoma
dell’acustico
NOVITA’ 2004
Lo schwannoma vestibolare, in termini più
semplici neurinoma
del nervo acustico, è una patologia che coinvolge
strutture di alta
complessità come i nervi cranici, che giocano un ruolo di
primaria importanza
nelle funzioni nervose superiori e in modo particolare in
quella UDITIVA. Per
questo il tentativo di preservare questi nervi è così
importante: poter
conservare l’udito una volta rimosso il tumore è la
richiesta principale di chi
si sottopone a un’operazione di questo
tipo. Tuttavia
le problematiche
techiche e relativie difficoltà non sono
poche. Nel
trattamento chirurgico del neurinoma, la via chirurgica
oggi praticata per la
conservazione dell’udito si chiama extreme lateral iuxta
sigmoid approach (via
E.L.I.S.A. secondo
A.Gandolfi). Questa
tecnica, costituita da un accesso alla regione del tumore,
assai laterale
nella base cranica posteriore, offre due vantaggi: la
massima protezione
del cervelletto, e la massima esposizione del tumore, delle
strutture vascolari
e di quelle nervose. In questo modo è possibile isolare il neurinoma e tentare di preservare la struttura anatomica del nervo facciale e di quello uditivo, in modo da mantenere le loro funzioni dopo l’operazione. Ma
se il tumore è grande (3 – 4 centimetri), come si può
pensare di salvare le
fibre uditive compresse e devascolarizzate dalla crescita
tumorale? Spesso i
tentativi sono destinati a fallire. Per
questo si possono proporre modifiche tecniche alla via
E.L.I.S.A.,
consistenti nell’ allargare la via di accesso
interrompendo il seno
sigmoide dal lato del neurinoma, se possibile dai dati
agiografici
pre-operatori. In
questo modo si possono identificare molto meglio i piani di
separazione della
capsula del tumore dal cervelletto ed avvicinarsi di più
alla porzione
laterale dello stesso,a livello del condotto uditivo
interno. Quindi,
dopo aver verificato con l’angiorisonanza che l’altro seno
venoso sia pervio,
la via di accesso combinato ELISA/
transigmoidea (ELISA / TS) sarà
molto più sicura di quella tradizionale.
In
caso di neurinomi ancora più grandi, che non abbiano però
provocato una perdita
uditiva profonda, propongo ai pazienti un intervento in due
stadi: nel primo
stadio, sempre con via ELISA / transigmoidea, si toglie
quanto più tumore
possibile,lasciando possibilmente intatti i nervi. In
un secondo stadio, anche a distanza di molti mesi, si
riapre la ferita
precedente e si procede all’asportazione totale della
neoplasia. La rimozione
del tessuto residuo, e la possibile separazione dei nervi,
saranno meno
traumatiche. Per
compiere tali operazioni, è necessario che il neurinoma
dell’acustico torni di
piena competenza del micro-neurochirurgo, che ha esperienza
di nervi e di
chirurgia del sistema nervoso. Senza dimenticare la
sorveglianza neurologica
post-operatoria più adeguata del paziente operato e delle
possibili
complicanze.
Presentazione scientifico culturale a cura del
![]() Fig. 1. Lo schema mostra la costituzione anatomo - istologica del nervo cocleare. La zona di giunzione tra mielina centrale (oligodendroglia) e mielina periferica di Schwann, detta Obersteiner- Redlich zone,rappresenta un “luogo di minore resistenza”. I due tipi di mielina si intrecciano in modo complesso con la vascolarizzazione intraneurale. In questa area di transizione insorge il neurinoma. ![]() Fig. 2. Via retrolabirintica pre- sigmoidea dx, trasmeatale. Il neurinoma di circa 2cm nell'angolo ponto- cerebellare è stato rimosso pressoché in toto ; un’ultimo frammento multilobato è visibile nella porzione inferiore della figura. Nervo cocleare preservato a dx; nervo facciale libero, al davanti del residuo tumorale; nervo vestibolare superiore a sin. Labirinto osseo conservato. ![]() Fig. 3. Via di accesso E.L.I.S.A. (Extreme Lateral Iuxta-Sigmoid Approach) all'angolo ponto- cerebellare sin. ed al nervo cocleare. Questa via chirurgica consente di operare neurinomi di tutte le dimensioni, offrendo un' ampia "visuale" sul tumore, nervi e vasi ad esso adiacenti. ![]() Fig. 4. Angolo ponto cerebellare dx. E' chiaramente visibile il neurinoma dell'acustico, le strutture neuro-vascolari e l'aracnoide. L’arteria cerebellare media (Aica) è situata caudalmente al polo inferiore del tumore. Questo si accresce nell’angolo ponto-cerebellare sporgendo dalla faccia mediale della rocca, in corrispondenza dell’apertura condotto uditivo interno (meato acustico interno). Quest'ultimo dovrà essere 'fresato' in toto per una exeresi totale della porzione intracanalare del neurinoma. ![]() Fig. 5. Angolo ponto cerebellare sin,dove è presente un neurinoma dell'acustico di 2.5cm espanso al di fuori del condotto uditivo. Flocculo cerebellare protetto da silastic.Visibili vari fascetti vestibolari sulla capsula del tumore. Il nervo trigemino e la vena di Dandy si evidenziano sul lato destro della figura, i nervi glossofaringeo e vago sul lato sinistro. ![]() Fig. 6. Angolo ponto cerebellare dx, totalmente occupato dalla porzione extrameatale del neurinoma dell’acustico. Le strutture vascolari e nervose, tra cui il nervo facciale ed il nervo cocleare (attualmente non visibili) saranno progressivamente evidenziate con tecnica di scollamento smusso e 'svuotamento intracapsulare' della massa neoplastica (debulking tumorale). ![]() Fig.7 . Via E.L.I.S.A.. Angolo pontocerebellare sinistro. Il neurinoma è stato completamente asportato nelle sue porzioni extra meatale (cioè nell’angolo ) ed intrameatale (cioè nel condotto uditivo interno). Nervo trigemino sulla destra. Nervo facciale e nervo cocleare (uditivo ) sulla sinistra, in prossimità dei nervi misti. La via E.L.I.S.A. ha consentito l’asportazione in toto del tumore, la preservazione anatomica e funzionale di tutti i nervi dell’angolo, compreso quello uditivo. |